Alcuni mi hanno chiesto perché un gruppo, formato non solo da giuristi ma da persone provenienti da diverse esperienze professionali, ha preso l’iniziativa di chiedere il referendum. La ragione è la stessa per la quale in tante e in tanti siamo oggi in questa piazza.
Vogliamo contrastare, con il mezzo previsto dalla Costituzione, l’approvazione di una legge, sostanzialmente ingannevole, che vorrebbe modificare una parte fondamentale della nostra Carta ma approvata in modo frettoloso e umiliando il Parlamento, con quattro votazioni che non hanno cambiato una virgola del testo proposto dal Governo.
Non siamo riusciti ad avere più tempo per spiegare la vera portata della legge, ma abbiamo ottenuto la modifica del quesito referendario, che è diventato più comprensibile con l’indicazione degli articoli della Costituzione che si vorrebbero cambiare. Formalmente sono sette, e già non sono pochi, ma nella sostanza è indebolito anche il principio di eguaglianza, previsto dall’art. 3, che, insieme al principio di solidarietà e di centralità del lavoro, sono il fondamento della Repubblica democratica, nata dalla Resistenza e consacrata nella Costituzione.
Bisogna svelare che l’unico e vero obbiettivo della revisione costituzionale è quello di indebolire l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, che non sono privilegi, ma la base della separazione dei poteri e quindi la garanzia effettiva dei diritti dei cittadini.
Sdoppiare il Csm, attribuire la funzione disciplinare a un terzo organo, prevedere (unico Paese al mondo) che i componenti siano sorteggiati, con “autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali sull’elettorato attivo e passivo “ (Unione della Camere penali 1° agosto 2019), stabilire che per i magistrati il sorteggio avvenga in modo puro e semplice e per i non magistrati in una rosa di eletti dal Parlamento non si sa con quale maggioranza, significa declamare l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati, ma indebolirne nei fatti la garanzia effettiva.Si dice poi che la giustizia disciplinare dell’attuale Csm sarebbe una giustizia domestica e addomesticata.
Non è vero. I magistrati italiani sono puniti in misura doppia rispetto ai magistrati spagnoli e cinque volte di più di quelli francesi. E il Ministro, che con questa legge vorrebbe fare la faccia feroce, oggi che già potrebbe essere severissimo, impugna solo il 9% delle assoluzioni disciplinari. In realtà si vuole invece una giustizia disciplinare che possa intimorire i magistrati, affidandola a a un giudice speciale, ad un’Alta Corte, presieduta da un non magistrato e non più dal Capo dello Stato, in prevalenza composta da sorteggiati (sempre con sorteggi diseguali), che pronuncerà sentenze che a differenza da quelle di tutti gli altri giudici italiani, non saranno più impugnabili in Cassazione.
E per capire come saranno composti i collegi giudicanti, quali regole di procedura saranno applicate dovremo aspettare le leggi ordinarie, approvate ovviamente dall’attuale maggiorana blindata.Se il potere politico e il potere economico, che spesso coincidono, riusciranno a intimorire i magistrati e a condizionarne la funzione di controllo di legalità e di garanzia dei diritti, come è scritto nella legge di revisione e come dichiarano ogni giorno esponenti del Governo e della maggioranza parlamentare, come possiamo pensare che potranno ottenere giustizia le vittime di disastri ambientali, addebitabili a imprenditori senza scrupoli e ad amministrazioni pubbliche negligenti o i lavoratori sfruttati, fino a renderli schiavi, da potenti multinazionali o i clienti dei grandi centri finanziari, gestiti da banche e assicurazioni scorrette e arroganti? E le famiglie di Regeni o di Cucchi riuscirebbero a trovare, prima o poi, verità e giustizia? E gli esempi potrebbero continuare.
Altro che riforma della giustizia. Riforma è parola che evoca rinnovamento, innovazione, non salti all’indietro, a prima della rivoluzione francese, quando il re era legge, giudice e potere esecutivo allo stesso tempo. E messi di fronte all’evidenza, Governo e maggioranza sono stati costretti ad ammettere che non è neppure una riforma della giustizia. Né i processi penali né quelli civili dureranno un giorno di meno. I giudizi di civili di primo grado italiani continueranno a durare più del doppio della media europea e il triplo dei giudizi civili francesi. I magistrati italiani per 100.000 abitanti continueranno a essere la metà di quelli tedeschi o finlandesi e quasi un terzo di quelli austriaci.
E neppure si può dire che obbiettivo della revisione costituzionale sia la separazione delle carriere, che è uno specchietto per le allodole. Lo hanno capito già i cittadini che nel referendum abrogativo che mirava a realizzarla andarono a votare nella sparuta minoranza del 24 %. Separazione delle carriere che sostanzialmente c’è già se è vero che ogni anno, meno dell’1% dei magistrati cambia funzioni, e che non aveva bisogno di essere fatta con una legge di revisione costituzionale, come ha detto ripetutamente la Corte costituzionale.
Concludendo possiamo dire convintamente che la legge di revisione costituzionale sottoposta a referendum è pericolosa per le sorti della nostra democrazia costituzionale e per l’effettiva garanzia delle libertà e dei diritti individuali e collettivi.
E allora, con la testa lucida e l’amore per la Costituzione nel cuore, andiamo e facciamo andare a votare convintamente NO.







